Cosa spinge una palestra a fare un sito tutto in Flash (e chiamare se stessa Skip Intro), per lasciarlo poi fisso nel tempo come una lastra di marmo dei propri spogliatoi? E a ovviare all’impossibilità di vedere il sito da iPhone, spendendo ulteriori soldi in una app inutile? Cosa costringe una catena di elettrodomestici a fare promo sui checkin di Foursquare, salvo poi non avvisare la propria cassiera che colui che chiede lo sconto dovuto non è uno scroccone? Cosa scatta nella testa di quei commercianti che, dopo essersi fatti vivisezionare dalle tariffe di Groupon, trattano pure male l’incolpevole cliente? E quell’azienda che ha migliaia di indirizzi, ma non riesce a mandare una newsletter che non vada nello spam, dove ha la testa? E quei lemming che corrono verso il suicidio utilizzando un profilo privato di Facebook anziché la pagina, come sono riusciti a non leggere i segnali che li scoraggiavano ad andare verso il dirupo?
Dalla prefazione di Gianluca Diegoli alla versione 2012 del Manuale Di Buonsenso In Rete di Alessandra Farabegoli
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